αἰών – riaffiorare dall’oblio

 

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Il mio nuovo romanzo, αἰών – riaffiorare dall’oblio, edito da Edizioni Effetto, è un viaggio in un altro mondo, un romanzo di formazione, nel quale protagonista, Milo, ricostruisce la propria memoria. I ricordi riaffiorano in modo inaspettato e, con essi, anche i demoni: le mancanze e le colpe di cui si è macchiato e che, nel loro ripresentarsi vividi, lo sconvolgono… Tuttavia, affrontandoli, saprà cogliere una verità tanto importante da dare una speranza all’intero genere umano. Aἰών è un mondo nel quale i ricordi, oltre a riaffiorare, diventano carne e ossa, e si possono riabbracciare.
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Eventi

Potremo incontrarci e conoscerci assieme al mio nuovo romanzo nei seguenti appuntamenti:

  • 23 – 25 Aprile, Lucca Città di Carta,

Presso “Real Collegio di Lucca”

Piazza del Collegio, 13, 55100 Lucca
 
  • 6 – 8 Maggio, Catania Book Festival

Presso Centro Fieristico “Le Ciminiere”

Viale Africa, 12, 95129 Catania

In questa occasione, il 7 Maggio alle ore 16:00, Sala Venere, sarà possibile assistere alla presentazione del romanzo.

  • 19 – 23 Maggio, Salone Internazionale Del Libro

Presso “Lingotto Fiere”

Via Nizza, 294, 10126 Torino  

Rassegna Stampa

Alcuni articoli in cui si parla di Aion.

Il Catania Bookfestival è la semplicità di amare i libri in Sicilia

Recensioni

Leggi le recensioni rilasciate da alcuni autorevoli blog di letteratura.

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“Aion. Riaffiorare dall’oblio” è un racconto che a tratti sembrerà spirituale, eppure dotato di un realismo ed una concretezza considerevoli. Avvolgente, intrigante. Racconta di qualcosa che non esiste con semplicità e schiettezza. In tutta la storia, è tutto razionale, chiaro e attinente a quanto detto poco prima. Nessuna incrinatura o ammanco. […leggi la recensione completa]

 

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“Aion. Riaffiorare dall’oblio” è un romanzo particolare , suggestivo, capace di veicolare una storia intrigante e narrativa a temi più elevati e complessi, sempre rimanendo nell’ambito di una chiarezza espositiva che conquista.
Fabio Privitera ha una penna descrittiva, immediata e scorrevole. Come una carezza risulta piacevole da seguire, mentre fin dalle prime pagine permette di entrare in connessione col sentire del protagonista. […leggi la recensione completa]

Prefazione

“Nulla è facile quando non sai in che direzione andare, né dove stai andando o cosa davvero cercare.”
Dalle tenebre carne e ossa divengono vita e vengono alla luce, senza motivo, senza volerlo, ciascuno con un nome, ognuno pellegrino e in corsa verso qualcosa che colmi il cammino. Nessuno, però, avverte che l’essere nel mondo significhi essere in conflitto continuo con ciò che siamo, accettiamo e conosciamo: desideriamo pace, ma non il silenzio; solitudine, ma non il vuoto; desideriamo conoscere per misurare, e alla fine della vita non siamo altro che terra non misurabile; abbiamo paura e non l’accettiamo; qualcosa dentro di noi bussa o si contrae, eppure non sappiamo come ascoltare; siamo, eppure non ci (ri)conosciamo.
“Che Cosa Sono (Io)?”, è ciò che il protagonista di questo romanzo chiede a sé e ai suoi interlocutori. Non “chi”, ma “cosa”: non è sufficiente presentarsi dando a carne e ossa un nome, né lo è il mero descrivere, attraverso i cinque sensi un dato, un fatto. Se ci fermiamo a pensare, questa è una delle prime domande poste in tenera età, quando si è in procinto di scoprire il mondo e di connettere il pensiero con la parola, e di dare alla stessa un suono. Cosa accadrebbe se (ri)vivessimo tutto il processo di acquisizione di noi stessi, in età adulta? Siamo certi che l’immagine che abbiamo di noi corrisponda con ciò che realmente siamo? E ancora, siamo certi che quanto sappiamo sia davvero logicamente corretto?
Se davvero sulla Terra vige in natura la cosiddetta “legge del più forte”, senza dubbio gli uomini sono la specie più tiranna e presuntuosa presente sul pianeta, gli unici a “lasciare che il tempo scorra fuori di sé e finire per correre dietro a ogni singolo granello, esaurendo tutte le energie e forzando le […] cellule a un deterioramento accelerato”. Il nemico, la causa, il male è sempre al di fuori di noi e questa è diventata la giustificazione a ogni tipo di condotta acquisita verso l’esterno.
Privitera, con il cuore poetico, gli occhi di un fanciullo e la mente analitica di uno scienziato intraprende con il lettore un viaggio all’interno dell’esistenza del protagonista in prospettiva interdisciplinare, in armoniosa continuità con quello che è tutt’oggi il suo percorso, dichiarando così la necessità di creare un tessuto connettivo tra materie scientifiche, olistiche e umanistiche. Il risultato del dialogo tra discipline stimola la riflessione e conduce all’osservazione di uno stesso dato da più angolazioni. La riflessione produce nuove consapevolezze, che induce l’essere umano a essere nel mondo in maniera più “eco-logica”, nel senso più profondo del termine greco “il ragionamento intorno alla propria casa”, dove “casa” diventa il cosmo e diventiamo noi, in pace con noi stessi.
“Invece tutto ciò che conta è l’energia che è il nostro stesso corpo, quello di questo pianeta, delle piante, delle altre specie viventi e persino di ogni singolo granello di sabbia, in un principio di connessione che ne permette un riciclo infinito”. Se siamo energia, come mai la cerchiamo al di fuori di noi? Se ci fermassimo solo un istante e pensassimo di essere interconnessi gli uni con gli altri e che ciò può ledere o lenire, avremmo maggiore cura di ciò che siamo, di ciò che abbiamo?
Quattro sono gli atti in cui si sviluppa il romanzo, in un climax di eventi e peripezie, dal primo (nuovo) vagito all’ultimo pianto di gioia e amarezza. Quattro sezioni lungo le quali si dispiega il percorso di crescita del protagonista e dei suoi compagni di altre specie interstellari, posti all’interno di una cornice fantastica, a tratti edenica, fuori dal tempo e dallo spazio.
L’autore non teme di scavare in profondità toccando numerosi temi, tra i quali il primo pilastro è il viaggio. Secondo Privitera non è importante vagare in cerca di una risposta, è il percorso che si crea dietro a ogni domanda a rendere unica l’esperienza del vivere: perché non si tratta di lasciarsi esistere, ma di essere protagonisti di vita, di vivere la (propria) storia, accoglierla e, qualora sia necessario, perdonarla, perdonarsi.
Secondo, ma non per questo meno importante, è il tema del ricordo, il suo significato, il processo di ricerca e di rievocazione, non solo a livello mentale, ma soprattutto, letteralmente, in armonia con l’etimo di questa parola, derivante dal latino cŏr cŏrdis (cuore), definito dagli antichi la sede della memoria, del sentire, in un divenire al ricordo sentendo con l’anima.
Terzo pilastro narrativo è quello del riscatto, risultato dei primi due: cosa succede quando non troviamo la nostra storia o veniamo apparentemente dimenticati? Dobbiamo necessariamente ostinarci a ritrovare una storia vecchia o possiamo, piuttosto, costruirne una nuova?
Autore, narratore, forse un po’ protagonista, Privitera è onnisciente ma decide di non sapere, non giudica, non lascia niente in sospeso, ma lascia a ciascun lettore la fantasia intorno all’epilogo di ciascun personaggio.
Attraverso un lessico accessibile, una sintassi lineare e concisa, la semplicità e accuratezza con cui l’autore carica l’esposizione di concetti complessi, le cui virgole pare procedano in concomitanza coi respiri, pagina dopo pagina, secondo i ritmi di ciascun lettore, fa sì che la lettura diventi naturale e che segua il flusso, ritmicamente unico e con le giuste pause.
Resta al lettore scoprire tutto il resto, lungo sette miliardi di anni dopo la scomparsa della Terra e le singolarità di un’altra galassia.
Benvenuti su Aion 8903.

Roberta Bagnulo

Sinossi

In una lontana regione dell’universo, nel cuore di una galassia distante miliardi di anni luce da quella che un tempo era la nostra, esistono gli Aion, pianeti tanto peculiari quanto eccezionali. Chiunque si risvegli lì, nel vuoto e nel silenzio assoluto, non possiede né ricordi né coscienza di un prima. Svuotato di una qualunque identità scoprirà di essere un enayòn, un’essenza generata da un embrione sviluppatosi su quel pianeta, copia di un kenayòn, nato e vissuto sull’astro d’origine. Ogni enayòn intraprende un profondo percorso interiore e verso ciò che lo circonda, non senza difficoltà. Elementi come il cielo di un intenso indaco, privo di nubi e di un sole, e la misura del tempo vengono percepiti come dissonanze. Ad aiutarlo a uscire dall’iniziale caos e a comprendere la propria natura e il proprio scopo sul pianeta, ci penseranno la guida a lui assegnata e il protocollo da seguire per superare una prova: far attecchire alla sua anima quella appartenuta al corrispettivo kenayòn, riacquistando così la memoria. Questo sarà il punto di partenza di un viaggio che lo porterà a mettersiy in discussione, a ridefinire la propria identità oltre che il fine dell’esistenza stessa, e a conoscerne il dolce quanto l’amaro.

Questa è la storia del viaggio di uno di loro, di un enayòn umano originario del pianeta Terra.

– Di cosa profuma un’anima?

– Un’anima profuma dei ricordi di cui le emozioni l’hanno impregnata.

Aἰών parla di memoria, di ricordi, soprattutto di quelli che le emozioni stesse hanno scolpito sull’anima in modo indelebile, e in questo breve dialogo si scopre che l’anima profuma proprio di quel tipo di ricordi. Che ne pensate? Vi è mai capitato di percepire un profumo e ritrovarvi a rivivere un particolare ricordo? Scrivetemi pure alla mia pagina facebook, per raccontarmi di un ricordo riaffiorato dopo aver percepito un particolare profumo, un odore.

 

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αἰών – riaffiorare dall’oblio in anteprima a Più Libri Più Liberi, al centro congressi La Nuvola, Roma, dal 4 all’8 dicembre.