A brief history of time (8 Gennaio 1942 – 14 Marzo 2018)

Si può piangere anche per chi non conosci, che non hai mai incontrato, se quel qualcuno ha, in qualche modo, determinato certe tue scelte, le tue passioni e non solo questo, per me, se ancora adesso, mentre scrivo quest’introduzione, il mio corpo è soggetto ai brividi che certe reminiscenze mi provocano. Credo sia anche questa manifestazione dell’energia che un’anima ha, e che ci raggiunge e sfiora dal momento in cui il corpo non la tiene più ancorata alla quadridimensionalità. Il cuore ti si apre, rispondi a questa specie di saluto con una gioia stretta alla malinconia, perché per te quella persona ha rappresentato la vision al quale volevi tendere già da adolescente.

1991. Non ricordo la data esatta, né cosa fossi andato a cercare quella mattina in libreria. Era la libreria in cui solitamente prenotavo i libri di scuola, avevo tredici anni. Non esiste più quella libreria, esiste ancora il libro che quel giorno comprai. Il primo saggio di fisica che lessi, “Dal big bang ai buchi neri – breve storia del tempo”. Risultati immagini per dal big bang ai buchi neri. breve storia del tempoNon so cosa mi avesse attratto, se il titolo o la copertina, in cui un getto di plasma veniva espulso da un nucleo galattico attivo, al cui intero vi era un gigantesco buco nero. Leggendolo, ciò che mi colpì non fu tanto il contenuto. Tanti concetti li conoscevo già. Sin da piccolo ero appassionato di astronomia e astrofisica. Fu la figura dell’uomo che lo aveva scritto, che fino ad allora non avevo mai sentito nominare, a sconvolgermi: un uomo a cui a 21 anni, quando era ancora un giovane ricercatore di Cambridge negli anni 60, fu diagnosticata la sclerosi laterale amiotrofica (SLA), una malattia neurodegenerativa che lascia pochi anni di vita. All’epoca non gli diedero più di qualche anno di vita, diagnosi che lo portò a una profonda depressione, dalla quale si riprese quando la malattia sembrò fermarsi, benché lasciandoli poche possibilità di muoversi e di non affaticarsi dopo pochi passi. In un certo senso rivalutò la sua esistenza, trovò un rinnovato interesse nella ricerca e nella vita in generale. Già allora fui preso da un sentimento di forte ammirazione, per come fosse riuscito a superare uno stato d’animo sicuramente devastante, reagendo grazie alla profonda passione e alla curiosità che lo hanno contraddistinto. Rigo dopo rigo, il modo che aveva di raccontarsi e raccontare l’evoluzione dell’universo, dalle teorie più avvalorate alle proprie, mi catturava. Durante l’adolescenza lessi quel libro sei volte, sempre con la stessa voglia. L’autore è Stephen Hawking, da oggi completamente parte di ciò di cui cercava di sondare le leggi.

 

Immagine correlataÈ sopravvissuto più di 50 anni oltre la diagnosi, ha avuto tre figli, ha amato un’unica donna, ha espresso le più brillanti intuizioni nel campo dell’astrofisica dai tempi di Einstein, proponendo una tra le più audaci e sorprendenti teorie sui buchi neri e sulle singolarità in generale, vale a dire quelle zone in gli ordinari metodi matematici della fisica non funzionano più e nulla siamo in grado di dire su cosa diventino lo spazio e il tempo all’interno di tali strutture così estreme. Forse a Stephen è accaduto proprio questo: per essere in grado di dire qualcosa riguardo oggetti così inesplorabili e mal disposti verso le normali descrizioni matematiche, egli stesso è dovuto diventare una singolarità, una mente che, nonostante un corpo che si opponesse alla vita, sopravviveva sorprendentemente contro ogni logica per potersi esprimere in modo meraviglioso.

In “A brief hisotory of time” scrisse che l’essere nato trecento anni dopo il giorno della morte di Galilei era forse un segno del destino per quanto riguardò la scelta dei suo studi. Beh, oggi è il 14 Marzo, e 139 anni fa nasceva Einstein.

“A parte la sfortuna di contrarre la mia grave malattia dei motoneuroni, sono stato fortunato sotto quasi ogni altro aspetto. L’aiuto ed il sostegno che ho ricevuto da mia moglie, Jane, e dai miei figli, Robert, Lucy e Timmy, mi hanno dato la possibilità di condurre una vita abbastanza normale e di avere successo nella carriera accademica. Un’altra fortuna che ho avuto è stata quella di scegliere fisica teorica, poiché si tratta di una scienza che sta per intero nella mente.”

Stephen Hawking (Oxford 8 gennaio 1942 – Cambridge 14 marzo 2018 )

 

 

 

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